di Willer » Lun Dic 14, 2009 2:41 pm
Grazie. Il problema è che nella società attuale, attiva, non quella del revival, quella che conta e dove il capire e il farti capire possono farti partecipare e contare qualcosa, nessuno ti capisce se parli dialetto. Non per essere cultori di un bieco utilitarismo della cultura, ma un po' di realismo è indispensabile. Se è senzaltro vero che parlare in dialetto non è sintomo di ignoranza è senzaltro vero che non parlare affatto bene l'italiano è un grosso ostacolo. Anch'io vorrei che il dialetto non morisse, ma vorrei che ciò non avvenisse a scapito dell'allargamento a strati sempre più larghi di popolazione, della conoscenza in generale e quindi anche quella della lingua ufficiale e comunemente usata nei rapporti sociali e del vivere di relazioni. Credo che non esistano "culture" ma che esista una sola cultura e da questo punto di vista la conoscenza piena e la comprensione dello spirito del dialetto non può che essere rafforzato da una conoscenza profonda dell'italiano.
Vorrei farti l'esempio, un po' estremo ma calzante, del popolo di cittadini extracomunitari, per i quali la scarsa conoscenza della lingua rappresenta un grosso ostacolo al loro inserimento e ad una comprensione e partecipazione attiva alla società. Dire che ai loro figli, a scuola, dovrebbe essere insegnato il dialetto, beh, mi sembra una bella presa in giro. Quelli avrebbero bisogno di conoscere di più l'italiano per rapportarsi meglio con chi gli sta intorno. Non credo che quando vanno in questura per il permesso di soggiorno, il funzionario di turno gli dia informazioni o gli faccia richieste in dialetto modenese.
Per tutto questo mi sento di dire che la conoscenza del dialetto può avvenire dopo, e non prima, alla conoscenza dell'italiano.
Per quanto riguarda la dialettologia, vorrei sottolineare che essa non insegna affatto i dialetti, non esiste nessuna disciplina del genere, ma si tratta di una materia che analizza il dialetto da diversi punti di vista storici, sociali e linguistici. C'è un po' il rapporto che c'è tra l'insegnamento della musica e quello della musicologia. La scuola di musica ti insegna la musica,a cantare, a suonare, la musicologia ti insegna l'evoluzione della storia della musica e cose analoghe. Mentre, però, esistono corsi di studio specialistici di musica e corsi di studio specislistici in musicologia, esistono sì, insegnamenti e materie di dialettologia ma non esistono affatto scuole, insegnamenti o materie di dialetto.
Questa è la descrizione che della dialettogia viene data nei corsi dell'università di Bologna che la includono nel piano di studi, descrizione fatta propria anche da Wikipedia; vedi che non c'entra nulla con l'insegnamento del dialetto come comunamente intenderemmo, anzi ci sono parecchi rimandi alle lingue e letterarture antiche, classiche e colte, nulla quindi che sia facilmente afferrabile se sprovvisti del bagaglio della conoscenza tradizionale.
Da wikipedia e dall'università di Bologna:
La dialettologia o "geografia linguistica" è la disciplina che studia i dialetti nella loro evoluzione storica. Nacque scientificamente verso la fine del XIX secolo, fondata da Graziadio Isaia Ascoli (Gorizia, 16 luglio 1829 – Milano, 21 gennaio 1907), ma la disciplina ebbe numerosi precursori già nel Settecento e agli inizi dell'Ottocento.
La dialettologia italiana esamina in diacronia il rapporto di ogni lingua locale e regionale con la propria origine latina e gli apporti ad esse aggiuntisi provenendo da altre lingue in forma di prestiti, calchi e così via.
Allego anche la presentazione della "Rivista italiana di dialettologia" dove vedrai che c'è addirittura un comitato scientifico formato (guarda caso) da tutti laureati, a riprova che nella materia c'è poco o nulla di tradizione e di semplicità:
Rivista italiana di dialettologia (RID)
Lingue dialetti società
Dal 1977 ha sede presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Orientali (prima Istituto di Glottologia) la redazione della "Rivista italiana di dialettologia. Lingue dialetti società", di cui Fabio Foresti è direttore editoriale dal 1993. Il periodico, giunto al suo XXXII numero annuale, relativo al 2008, attualmente in stampa, ha una duplice articolazione, di ricerca e di schedario: nella prima, suddivisa in 'saggi e studi', 'testi e documenti', 'note, rassegne e discussioni', si occupa principalmente di aspetti e problemi di dialettologia (areale e generale), sociolinguistica e sociologia delle lingue, storia linguistica ; nella seconda, mediante un'articolazione in ventisette sezioni regionali, offre una vasta catalogazione degli studi di settore a livello territoriale (in Italia e all'estero).
Comitato scientifico:
* Gaetano Berruto (Torino)
* Francesco Bruni (Venezia)
* Lorenzo Coveri (Genova)
* Luciano Giannelli (Siena)
* Edgar Radtke (Heidelberg)
* Giovanni Ruffino (Palermo)
* Glauco Sanga (Venezia)
* Alberto A. Sobrero (Lecce)
* Tullio Telmon (Torino)
* Ugo Vignuzzi (Roma 1)
* Alberto Zamboni (Padova)
Willer
L'agricoltura sembra molto semplice quando il tuo aratro è una matita
e sei a un migliaio di miglia dal campo di grano.
(Dwight David Eisenhower)